Haile Selassie I

Un Iesus Christos, una Pasqua

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Anche quest’anno assistiamo al dualismo pasquale, con gli occidentali a festeggiarla il 12 aprile, mentre gli orientali aspettano la resurrezione di Iesus Christos, nella prossima domenica 19.

Eppure Iesus Christos era Uno, anche se i cattolici semplificando lo chiamo Cristo. Com’è possibile, allora, che l’umanità festeggi due differenti date di nascita, morte e resurrezione, per la stessa persona? Eppure la formula per la determinazione della data, recita la stessa cosa per entrambe le chiese: “la prima domenica dopo la prima luna piena che si verifica in concomitanza con o dopo l’equinozio di primavera”. Roba da eccitare pure i pagani!

E’ possibile perché la Chiesa Romana segue il più moderno calendario gregoriano, adottato anche da buona parte del mondo, mentre le Chiese ortodosse quello giuliano, più antico. Ma la spiegazione non basta, perché il calcolo del giorno pasquale richiede anche conoscenze astronomiche. E qui gli ortodossi salgono in cattedra, in quanto basano l’osservazione l’astronomica su fenomeni reali, oltre a posticiparla alla pasqua ebraica. Cristo, secondo tradizione, fu infatti crocefisso dopo l’entrata in Gerusalemme per festeggiare la pasqua ebraica.

Mentre gli ortodossi guardano alla reale luna piena e all’equinozio di primavera reale, poi, osservati lungo il meridiano di Gerusalemme (luogo della crocifissione), la Chiesa cattolica semplifica, utilizzando una data fissa per l’equinozio, stabilita al 21 marzo, e sull’osservazione della “luna ecclesiastica”, basata su tavole della chiesa, anziché sulla luna reale. La chiesa romana non tiene nemmeno conto del riferimento pasquale ebraico.

Il calcolo ortodosso è quindi più attendibile, o semplicemente reale e fedele alle scritture. Lo dice il nome, sono ortodossi è stanno attenti a tutti particolari. Per la serie: “è nei dettagli che il diavolo nasconde la sua coda”.

Il buon senso, quindi, direbbe semplicemente che la chiesa romana dovrebbe riconoscere il calcolo ortodosso. Ciò potrebbe migliorare di molto la vita sul pianeta, togliendo miliardi di persone dal dualismo pasquale. E si potrebbe fare la stessa cosa per il Natale. Questo potrebbe avvicinare le chiese e pure i fedeli alla religione. Contrariamente, i cristiani sono spiazzati dalla doppia festività, e si allontano dalla religione.

L’avvicinamento tra fedi è però arduo, in quando le divergenze sono molte.

I sacerdoti, infatti, non sono riusciti a portare un cristianesimo reale a Roma, dove gli imperatori hanno imposto i loro si e no, a ciò che veniva indicato per la via della salvezza.

E il dubbio è che il seme dell’imperativo romano “divi e impera“, si sia insinuato anche anche nella chiesa cattolica e si manifesti anche nei confronti di Iesus Christos, su cose importanti come la sua data di nascita e morte.

Eppure basterebbe la chiesa romana insegnasse una spiritualità reale, come vuole la Bibbia, che tenga in considerazione il Terzo Occhio. L’occhio della Mente, infatti, ha il potere d’unire la percezione degli occhi, per uscire da tutti i dualismi: dalla destra e sinistra politica, a quello natalizio e pasquale.

L’ormai caduta Babilonia, intesa come stato mentale dell’attuale sistema economico, politico, sociale, si sgretolerebbe. E con il terzo occhio aperto, si capirebbe che i meno adatti in termini spirituali sono stati al potere (da Giulio Cesare a Hitler e Mussolini) per lungo tempo, mentre i reali Re e Regine di questo pianeta sono i Rastafari.

Perché in realtà, nel Regno di Dio, il sistema umano è similare a quella delle api. Per un ritorno all’Eden!

Riferimenti: Meteoweb.eu

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